Upcoming MatchPall. Valdobbiadene vs WBM serie D/6 Dicembre 2020/Palestra ISISS 'G.Verdi' via San Venanzio 21 Valdobbiadene (TV)
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FABIO PELLOS «IL BASKET? UNA QUESTIONE DI FAMIGLIA. E DI MANTRA»

Fabio Pellos, allenatore e preparatore atletico, si racconta a cuore aperto.

MOTTA DI LIVENZA – Fabio Pellos, 31 anni, è allenatore e preparatore atletico. Ai Wildcats dalla scorsa stagione, in precedenza è stato capo allenatore nei settori giovanili della Pallacanestro Feletto e del Tarcento Basket. Preparatore Fisico per le rappresentative regionali del Friuli Venezia Giulia, GSA APU Udine e Pallacanestro Feletto.

Fabio, come ti descriveresti?
«Sono una persona precisa e molto pretenziosa. Nello sport esigo molto dagli altri. Mi piace pormi degli obiettivi e lavorare duro per raggiungerli. Mi definiscono spesso arrogante, ma solo perché so quello che voglio e faccio di tutto per ottenerlo».
Da dove nasce il tuo amore per il Basket?
«Per me è stata una questione di famiglia. Mi sono perdutamente innamorato durante una partita di mio padre. Giocava in una formazione di Serie D: avrò avuto tra gli 8 e i 10 anni. Al tempo giocavo a calcio perché tutti i miei amici praticavano quello sport. Ero andato a vedere papà per la prima volta. Mi avevano “parcheggiato” sugli spalti con dei fumetti in mano per non annoiarmi. Ma non li aprii nemmeno. Alla palla due ero già rapito da quello che vidi. L’anno seguente mi iscrissi a Basket. La carriera da giocatore non fu mai sfolgorante e, quando iniziai il percorso di studi di Scienze Motorie, iniziai ad allenare».
Parli spesso di concetti…
«Della pallacanestro trovo fondamentale il concetto di errore e come esso si applica alla squadra. Mi spiego meglio. Nella pallacanestro siamo in cinque in campo e sette in panchina. Bene: tutti siamo utili e fondamentali perché tutti devono difendere e tutti devono attaccare. Proprio per questa dualità dei ruoli (attacco e difesa) di chi sta in campo c’è la possibilità di sbagliare. Purché l’errore porti ad una presa di coscienza e ad un miglioramento.
Quando alleno,  cerco sempre di trasmettere questo mantra: “Hai sbagliato? Cosa puoi fare per rimediare?”. Sbaglio un tiro semplice da sotto? Prendo il rimbalzo e tiro ancora! Ho sbagliato una difesa? La seconda volta non mi faccio più battere allo stesso modo, obbligo il mio attaccante a doversi impegnare di più. Per me la pallacanestro è questo: accettare il proprio errore ma prenderne coscienza per migliorare».
Qual è il tuo ruolo in biancoverde?
«Sono capo allenatore di due gruppi giovanili e preparatore fisico del settore giovanile maschile. Il mio compito è lavorare in team con gli altri allenatori per creare un filo comune tra la parte atletica e la parte tecnico-tattica».
Come hai conosciuto i Wildcats Motta?
«Sono stato “accompagnato” all’interno della famiglia WBM da un allenatore che non collabora più con noi. Devo dire che la mia scelta di lasciare Udine per trasferirmi a lavorare a Motta è stata una decisione che non rimpiangerò mai».
C’è un momento della stagione a cui non rinunceresti?
«All’interno di un’annata sportiva ci sono tante piccole cose che mi rendono davvero felice. La prima è il rapporto con i giocatori e  con i ragazzi: ascoltare le loro passioni e dare a loro i mezzi per esprimersi nello sport che amano. Però la cosa che rimpiango di più durante l’estate sono le serate con la squadra, dopo gli allenamenti o dopo le gare».
Al di fuori del Basket, quali sono i tuoi interessi?
«Ho tante passioni. Una su tutte è la montagna. Mi piace camminarci d’estate e praticare snowboard d’inverno. Alla mia prima passione si lega molto la mia seconda che è la fotografia, scoperta un paio d’anni fa e che mi sta dando grandissime soddisfazioni».

FONTE: UFFICIO STAMPA ASD WILDCATS BASKETBALL MOTTA

Enrico Granzotto
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