CARLO DRUSIAN «IL BASKET? SPORT LOGICO PER GENTE INTELLIGENTE. SE NON CI ARRIVI, LASCIA PERDERE»

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Carlo Drusian, istruttore del minibasket e vice allenatore Wildcats, racconta la sua passione per la palla a spicchi.

 

MOTTA DI LIVENZA - È alla sesta stagione consecutiva ai Wildcats Basketball Motta come istruttore di minibasket e allenatore. Alle spalle anche una stagione come istruttore anche a Pasiano di Pordenone. In precedenza è stato giocatore in Prima Divisione col Basket Pasiano.

 

Carlo Drusian, 38 anni, è il classico profeta in patria, in quanto nato e cresciuto a Motta di Livenza. Ama il basket fin da giovanissimo guardando le gesta di Michael Jordan. A quasi 30 anni da quella “folgorazione”, continua ad andare in palestra con l’entusiasmo del primo giorno.   

 

Chi è Carlo? 

«Sono una persona allegra, gioviale e sempre pronta ad aiutare in caso di necessità. I pochissimi difetti li nascondo bene… (ride). Uno degli aspetti che mi caratterizza, specialmente in ambito sportivo, è la curiosità. Già, perché un istruttore o un allenatore curioso ha sempre voglia di imparare, migliorarsi, apprendere e farsi consigliare da chi è più esperto o più bravo di lui. Credo sia una componente fondamentale di questo mestiere».

Quando ti sei avvicinato al Basket? 

«Ricordo bene, eravamo alla fine degli anni ‘80, non avevo nemmeno 10 anni. A scuola trovai un volantino che proponeva questa attività. Poi ricordo che in televisione ammiravo le gesta di Michael Jordan: di fatto fu il mio primo idolo sportivo. Da lì scattò la molla».  

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«Per spiegare perché apprezzo il Basket, faccio mie le parole di un grandissimo cronista sportivo triestino, Sergio Tavčar. Il quale riassume così il gioco: “Il basket è uno sport logico per gente intelligente: se non ci arrivi, lascia perdere”».

Che ruolo ricoprirai in questa stagione? 

«Sono istruttore minibasket da circa 6 anni. Solitamente alleno la categoria “aquilotti” (i ragazzini di 10/11 anni) nella quale ormai mi sto specializzando. Inoltre gestisco il centro minibasket esterno di Pramaggiore, in provincia di Venezia. Entrambe le attività mi danno molta soddisfazione. I ragazzini e le ragazzine sono tanti. Quando pian piano si appassionano a questa disciplina, è davvero bellissimo».

Come hai conosciuto la famiglia WBM? 

«È la società della città in cui sono nato e vivo tutt’ora. Qualche anno fa seppi che cercavano allenatori. Viste le mie stagioni da giocatore, decisi di propormi. Mi trovo benissimo, per me più che una società di pallacanestro è diventata quasi una seconda famiglia. Se hai qualche necessità c’è sempre qualcuno pronto a darti una mano e a risolvere eventuali problematiche. Chiaro che per un allenatore lavorare in questa maniera è l’ideale». 

Qual è il momento che preferisci nel corso della stagione? 

«Le partite danno quella particolare e positiva tensione che si crea tra te e la squadra. Amo anche gli allenamenti: è in quel frangente che si crea la vera amalgama tra allenatore/istruttore e giocatori. Ma direi anche le serate con le squadre o gli eventi speciali che organizziamo durante l’anno. Aiutano a creare quel senso di appartenenza alla società non solo tra lo staff e i giocatori, ma anche con i familiari, i tifosi e gli appassionati».

Al di fuori dell’ambito Basket, quali sono le tue passioni? 

«Fin da piccolo sono un grande appassionato di sport in generale. Ad esempio, oltre al Basket, ho sempre praticato calcio, tennis e ciclismo.

Guardo moltissime partite di varie discipline e assisto a molti eventi sportivi in televisione ma anche dal vivo. Anche perché il clima nei palazzetti e negli stadi è impagabile. Oltre allo sport, mi piace leggere, soprattutto romanzi. Sono un grande appassionato di cinema (specialmente i film uzbeki alle 2 di mattina su Rai3...). Amo la musica: suonavo il basso in una rock band durante gli anni del liceo e dell’università. È una passione che è rimasta intatta nel tempo».

FONTE: UFFICIO STAMPA WILDCATS BASKETBALL MOTTA